L’antichissima tradizione vinicola siciliana è stata a lungo offuscata dall’uso quasi esclusivo del robusto prodotto di questa terra per migliorare i più deboli prodotti del nord. Ora fortunatamente, senza negare questa funzione, si torna con sempre maggior capacità a valorizzare i vini tipici ed a presentarli in tutta la loro spiccata personalità.

La coltivazione della vite e la vinificazione fu portata in Sicilia “occidentale” dai Fenici; nella Sicilia “orientale” la vitivinicoltura si diffuse grazie alla colonizzazione greca. I Greci per primi introdussero la potatura, la selezione varietale e la coltura ad alberello, ed impiantarono diverse varietà portate direttamente dalla madrepatria.

Ai tempi dell’Impero Romano i vini siciliani erano fra i più famosi del mondo antico. Erano quindi largamente esportati e molto apprezzati in ogni luogo. Durante il dominio degli Arabi la produzione di vino nell’isola subì un lungo periodo di declino. Poi con l’avvento dei Normanni e più tardi degli Svevi e degli Aragonesi l’enologia siciliana mostrò segni di ripresa.

Oggi la Sicilia contende alla Puglia il primato di regione italiana maggior produttrice di vino.

Dai vigneti lungo le pendici dell’Etna, molto fertili grazie alla presenza del vulcano, si produco vini che appartengono alla più antica Doc siciliana, riconosciuta nel lontano agosto del 1968; e vengono prodotti in quattro tipologie differenti.

Le zone vitivinicole si espandono anche sui monti Peloritani che sovrastano Messina e nelle isole Lipari: merita di essere citato il Malvasia di Lipari; a sudovest, nelle pianure tra Siracusa e Ragusa e sulle propaggini dei monti iblei, possiamo citare l’Albanello di Siracusa; l’Eloro bianco o rosso (Noto, Avola); e il famoso Nero d’Avola.

Nella parte centrale e meridionale dell’isola si produce vino sulle colline di Agrigento; e in provincia di Caltanissetta nelle alte colline di Vallelunga. A est, infine, le ondulate pianure tra Trapani, Marsala e Alcamo sono tutto un fiorire di vigneti.

Tra i più famosi nel trapanese troviamo il “Marsala”. La nascita del Marsala viene collegata al commerciante inglese John Woodhouse, che dopo avere provato il vino lo addizionò a dell’acquavite di vino per aumentarne la gradazione alcolica e garantirne la preservazione durante il suo lungo viaggio di rientro. Fu così che quel vino liquoroso riscosse un enorme successo anche all’estero. Il vino Marsala è il primo D.O.C. della storia vinicola italiana.

Gran parte dei i vini siciliani di qualità non viene prodotta seguendo un disciplinare Doc e si fregia quindi solo dell’Indicazione geografica tipica (Igt) “Sicilia”, che può essere ottenuta da vini prodotti in tutte le province siciliane.

Oggi sono più di cento i vitigni autoctoni siciliani selezionati e catalogati: di questi, almeno una ventina sono in grado di dar vita a vini di qualità eccezionale.

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